mar 21 2008
Non è Pasqua senza la vera “Pastiera napoletana”
La storia della Pastiera è legata al mito della Sirena Partenope che con il suo dolce canto ammaliava tutti gli abitanti del golfo di Napoli. Un giorno la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d’amore che la sirena aveva loro dedicato. Per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero.
Sette fanciulle le portarono i prodotti più genuini e gustosi che si trovassero sul territorio:
- la farina, forza e ricchezza della campagna;
- la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle;
- le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova;
- il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura;
- l’acqua di fiori d’arancio, perché anche i profumi della terra solevano rendere omaggio;
- le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo;
- infine lo zucchero, per esprimere l’ineffabile dolcezza profusa dal suo canto, in cielo, in terra, ed in tutto l’universo.
La Sirena offrì questi doni agli Dei che sorpresi da una tale bontà realizzarono unendo sapientemente tutti gli ingredienti la Pastiera.
La Pastiera ha dunque una storia antica e mitologica che viene ripetuta di padre in figlio proprio nel periodo pasquale quando il dolce domina sulle tavole e riempie stanze e case con il suo aromatico profumo.
Maria Teresa D’Austria e la pastiera…
Si racconta che Maria Teresa D’Austria, consorte del re Ferdinando II di Borbone, soprannominata dai soldati "la Regina che non sorride mai", cedendo alle insistenze del marito, famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera e non poté far a meno di sorridere, compiaciuta alla bonaria canzonatura del Re che sottolineava la sua evidente soddisfazione, nel gustare la specialità napoletana. Pare che a questo punto il Re esclamasse: "Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo".
La vera nascita della pastiera:
La pastiera accompagnò le feste pagane celebranti il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l’uovo, simbolo di vita nascente. Per il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto "confarratio". Un’altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all’epoca di Costantino il Grande, derivate dall’offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale. Nell’attuale versione, fu inventata probabilmente nella pace segreta di un monastero dimenticato napoletano. Un’ignota suora volle che in quel dolce, simbologia della Resurrezione, si unisse il profumo dei fiori dell’arancio del giardino conventuale. Alla bianca ricotta mescolò una manciata di grano, che, sepolto nella bruna terra, germoglia e risorge splendente come oro, aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, l’acqua di mille fiori odorosa come la prima vera, il cedro e le aromatiche spezie venute dall’Asia. È certo che le suore dell’antichissimo convento di San Gregorio Armeno erano reputate maestre nella complessa manipolazione della pastiera, e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.
In ogni caso…meno male che l’hanno inventata!!!

Ingredienti:
Ingredienti per il ripieno: 200 g di grano già cotto, 400 ml di latte, un cucchiaio di strutto o di burro, un cucchiaio di zucchero, 1 bustina di vanillina, 400 g di ricotta di pecora, 300 g di zucchero, 5 uova, 50 g di acqua di fior d’arancio o millefiori naturale (o, in mancanza una fialetta di aroma), 2 limoni, 150 g di cedro, zucca e altri canditi misti (tagliati a tocchetti piccoli), 150 g di zucchero a velo.
Ingredienti per la pasta esterna: 500 g di farina, 3 uova, 200 g di zucchero, 200 g di burro, la buccia grattugiata di un limone.
Preparazione:
Con un discreto anticipo (meglio se il giorno prima) preparare la pasta frolla e lasciarla riposare fino al momento dell’uso.
Mettere a cuocere, a fuoco lento, il grano con il latte, lo strutto e il cucchiaio di zucchero. Fare cuocere fino a che il composto non avrà assunto un aspetto cremoso. Lasciare raffreddare completamente.
Mettere quindi la ricotta in una ciotola abbastanza capiente e lavorarla con un cucchiaio di legno in modo da renderla ben cremosa. Aggiungere poi i 300 g di zucchero e lavorare ancora.
Aggiungere quindi i cinque tuorli e tre albumi montati a neve ben ferma, la scorza grattugiata dei limoni, l’acqua fior d’arancio e i canditi tagliuzzati brevemente.
Unire quindi la crema di grano e mescolare ulteriormente.
Stendere quindi la pasta frolla portandola ad uno spessore di tre millimetri e foderarvi una teglia bassa, unta e infarinata.
Riempire con il ripieno e con la pasta rimanente formare delle strisce e disporle a griglia sul ripieno.
Mettere in forno, in posizione piuttosto bassa, a circa 150 gradi per un paio di ore.
Una volta cotta, farla raffreddare in forno caldo e aperto e spolverare di zucchero a velo.
E’ ottima appena fredda, ma aspettate il giorno dopo…si rassoda il ripieno e…sentirete la differenza….
Non è Pasqua senza la vera “Pastiera napoletana” - 3 Commenti
















è UNA BOMBA!
Buona Pasqua-pastiera!
Pesantuccia ma buonissima la pastiera.
Bel post. Mi permetto di dirti che sono un vero esso nel cucinare la pastiera. Sul mio blog c’è la ricetta con mie foto.
Buona Pasqua